Manifesto politico della seconda edizione del Novara Pride

Indice

“Non dimenticate mai che è sufficiente una crisi politica, economica o religiosa per mettere in discussione i
diritti (delle donne). Questi diritti non sono acquisiti per sempre. Dovrete restar vigili per tutta la vostra vita”


(Simone de Beauvoir)

Iniziamo così il documento politico del Novara Pride 2019, con questa frase profetica di Simone de Beauvoir,
non a caso: le nostre vite, migranti, non binarie, queer, omosessuali, di donne e di uomini non appartenenti
in sostanza alla maggioranza eteronormata, bianca e binaria, in questo periodo sono state oggetto di
attacchi violentissimi anche su argomenti che pensavamo di poter accantonare e dare per scontati.
C’eravamo forse, come movimento LGBTQIA+, un po’ assopit* nella consapevolezza che le cose comunque
sono andate migliorando, almeno qui in occidente, e che in linea di massima nessuno ci vuole più mort*
(anche se ce lo augurano in maniera nemmeno troppo sottile).
Ci vogliamo però accontentare semplicemente di sopravvivere?
Innegabili sono le frange politiche estremiste ormai al potere che a livello locale, nazionale e internazionale
lavorano instancabilmente per toglierci tutto quello che con anni di lotte intersezionali, anche grazie al
femminismo, abbiamo conquistato (il diritto all’aborto, continuamente sotto attacco, la legge contro
l’omobitransfobia, ferma da anni in parlamento in Italia e i femminicidi in aumento, con un continuo victim
blaiming, senza che vengano prodotte leggi in merito).
Con i cinquant’anni dai moti di Stonewall, i giorni in cui la comunità LGBTQIA+ ha alzato la testa per la prima
volta nella storia, non possiamo che ritrovarci nella lotta, invitando tutt* ad essere anche a Novara questo
14 settembre, per ribadire a gran voce che ci siamo, esistiamo e che non ci faremo fermare da nulla, per
ottenere quell’uguaglianza concreta, purtroppo ancora nell’utopia (uguaglianza da non confondere con
“l’essere uguali”. Le nostre identità e le nostre sfumature non si toccano).
Lo slogan “50 anni di ‘69” vuole essere quindi un grido di lotta del tutto nuovo, ma anche in ricordo di
quella storia che troppo spesso viene sminuita, al fine di cancellare l’esistenza delle minoranze.

Bisessualità, alcune rivendicazioni degli orientamenti non monosessuali (con il contributo del Coordinamento Bisex italiano)

Quando si parla della realtà LGBTQIA+, anche tra chi è all’interno del mondo dell’attivismo da tempo,
spesso vi è la pessima abitudine di negare l’esistenza delle persone bisessuali o di sminuirla in modo
decisivo. Il tutto va peggiorando al di fuori di quei luoghi che dovrebbero essere safe space, con atti
persecutori più o meno evidenti.
Per questo ci auguriamo che in un futuro il più possibile prossimo si possa avere in primis una
rappresentazione mediatica accurata di questo orientamento sessuale, che vada a compensare tutti gli
stereotipi dispensati negli anni anche grazie alla cultura patriarcale di cui è intrisa la nostra società.
secondariamente che anche le stesse associazioni prendano parte al cambiamento favorendo integrazione
sia dentro ai comitati, che al di fuori con eventi di sensibilizzazione ed educazione. Ricordiamo infatti ad
esempio quanto tristemente il coming out per le persone bisex sia un taboo difficile da superare, sia in
famiglia sia soprattutto sul luogo di lavoro, arrivando ad avere le percentuali più alte di silenzio di tutta la
comunità (oltre che la conseguente ansia e le problematiche legate a un minority stress duplice).

Asessualità

La comunità asessuale, a differenza di quella LGBT+, è oggettivamente molto giovane, nascendo nel 2001
con Aven, il primo vero e proprio Network che trattava gli orientamenti sessuali appartenenti all’ombrello
A. Il rischio, ben noto, è che non essendosi ancora formata un’informazione corretta e capillare, girino notizie
e news volte a una patologizzazione della comunità o colme di una curiosità morbosa e totalmente inutile
alla causa (tristemente noto il programma radiofonico in cui Paola Perego aveva affermato “Sono malati! E’
un morbo”).
Le persone asessuali sono spesso vittime di una discriminazione simile a quella delle persone bisessuali,
ovvero interna e esterna al movimento, con l’aggiunta della quasi totale invisibilità di quelle che sono le
loro istanze ed identità. Per questo, nel nostro piccolo, vogliamo anche tramite questo Pride: favorire la
conoscenza di questi orientamenti sessuali che coinvolgono tra il 3 e il 5% della popolazione e con molte
differenze interne (greysessualità e demisessualità come esempi pratici); auspicare a un aggiornamento
delle figure che esercitano la psicoanalisi, impedendo la medicalizzazione di qualcosa che non è
medicalizzabile; combattere fermamente gli stupri correttivi (molto più comuni di quel che si pensa quando
si parla di Asessualità).

Trans* e non binary

Le vite e le identità delle persone Trans* sono state spesso pietra di scandalo e di discussione anche
all’interno della comunità LGBTQIA+. Pur condannando qualsiasi tipo di estremismo, invitiamo a non
strumentalizzare quelle che sono battaglie legittime, favorendo invece l’autodeterminazione e la creazione
di spazi in cui discutere delle specifiche necessità T. Crediamo che l’aumentare dei coming out di giovanissim che rientrano nello spettro rappresentato da questa lettera, magari come Non Binary, sia un
ottimo segnale che indica quanto gli sforzi di comunicazione del movimento stiano riuscendo; far passare
una legittima identità come qualcosa di non valido, è un tipo di discorso che rifiutiamo fermamente.
Continueremo a portare questo genere di istanze e di lessico anche nelle scuole, per diminuire alla radice la
possibilità di discriminazioni.
Come secondo punto, con la depatologizzazione della transessualità, il 18 maggio 2018 si è fatto un piccolo
passo in avanti, spostando la disforia nel paragrafo relativo alla salute sessuale per l’ICD, tuttavia non
registrando alcuna variazione per quanto riguarda il DSMV, manuale diagnostico delle malattie mentali.
Sappiamo quanto poco le persone Trans* tendano a rivolgersi ai medici per paura di non essere comprese e
vorremmo che in una provincia come la nostra, dove ancora molte donne T* sono costrette dalle
circostanze ad essere sex worker, gli operatori e le operatrici vengano format* in maniera tale da rispettare
anche queste particolari necessità.
Per le ragazze MTF e i ragazzi FTM che frequentano le nostre università, ci aspettiamo che gradatamente
l’UPO prenda in uso il Libretto con l’Alias, considerando che in giovane età difficilmente si sarà ottenuta la
totale rettifica del sesso. E’ un piccolo accorgimento che può diminuire di molto lo stress e le situazioni di
disagio per le persone transgender, come per esempio i problemi relativi alla reperibilità delle terapie
ormonali che si sono verificati quest’anno.

Lesbismo e nuovi orizzonti

Alcune di noi sono lesbiche, una parola che ancor oggi ha quasi sempre una valenza negativa nella
quotidianità dell’italian* medi. Rivendicarla e rivestirla della visibilità che merita è davvero un lavoro enorme. In questo documento, più che una vera e propria programmazione, ci auguriamo che si riesca a ripartire con un movimento lesbico forte, che abbia chiari gli obbiettivi e i bisogni delle donne omosessuali, cosa che al momento non riscontriamo se non in pochi particolari casi, e che nessun si dimentichi dell’importanza di lottare per i diritti di tutt*, senza cedere alla tentazione di pensare soltanto al proprio orticello.
Per un mondo che non feticizzi il lesbismo in funzione di uno sguardo maschile prevaricatore, per una
corretta salute sessuale delle donne che amano altre donne (cosa per niente scontata, data la conoscenza
praticamente nulla di dispositivi come il Dental Dam da parte della maggior parte), per una narrazione del
femminismo lesbico che vada a toccare anche la formazione personale della popolazione in età scolastica
(ma non solo), invitiamo al cambiamento nei piccoli gesti e parlando il più possibile della questione. Perché
tutte le donne lesbiche abbiano il pieno diritto all’autodeterminazione e a una vita senza le vessazioni della
società eteronormata. Ricordiamo infatti come, facendo un triste esempio, allo stesso modo delle persone
asessuali, siano frequenti nei loro confronti stupri correttivi, triste eredità di una concezione patriarcale che
non riesce a concepire la donna come soggetto e non oggetto.

Disabilità e Omodisabilità

Le persone disabili esistono e sono tanto eterosessuali quanto omosessuali, cisgender quanto transgender.
Questo nonostante ci sia l’abitudine di vederle come asessuate e perennemente infanti. Qualche tempo fa
ci aveva colpito un video su Youtube di un ragazzo FTM (trans* female to male), sordo, che raccontava
quanto fosse stato difficile per lui comprendere appieno la sua identità non avendo oggettivamente alcun
modo di interfacciarsi, a quell’epoca, con il materiale che girava sulla questione, per poi rimanere
tremendamente entusiasta di fronte al primo video con sottotitoli. Può sembrare una banalità, ma rendere
accessibili piccole cose come anche soltanto il materiale associativo o di qualsiasi istituzione può davvero
cambiare la vita di una persona in meglio. E’ proprio a questo che noi vogliamo puntare prima di tutto:
garantire l’autodeterminazione delle persone disabili, di qualsiasi genere e orientamento sessuale, dando
tutti gli strumenti utili a garantire un’uguaglianza di trattamento.
Rifiutiamo totalmente la vittimizzazione e il tipo di retorica volta a sminuire esseri umani aventi
semplicemente differenze. Siamo per una lotta intersezionale che colpisca anche tutta l’Onda Pride,
garantendo l’accesso alle e delle carrozzine ai cortei e una traduzione continuativa in LIS.

Migranti LGBTQIA+

Quella delle grandi migrazioni nel nostro paese è sicuramente un argomento da trattare con attenzione dal
punto di vista della politica internazionale.
Ma a poco servono grandi proclami se poi umanamente si perde qualsiasi contatto con la realtà che vivono
le persone migranti: dal profugo all’omosessuale, la maggior parte rischia la vita quotidianamente per
arrivare in Europa alla ricerca della sopravvivenza (dalla traversata del Sahara, ai campi di concentramento
Libici, al viaggio in mare, ecc.).
In particolare non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle persone LGBT* perseguitate nei propri paesi di
origine che sempre più spesso si rivolgono alle associazioni del territorio italiano, nella speranza di trovare
un supporto e una nuova famiglia che li rispetti nella loro complessità di individui. Anche per questo i moti
di solidarietà, a parer nostro, da parte del movimento LGBTQIA+ devono ampliarsi e chiediamo a gran voce
modifiche a livello legislativo che consentano anche a queste persone un vivere dignitoso e non da
emarginate:
-Impedire il depotenziamento del sistema SPRAR: costringere migranti ormai inserit* in un contesto a
spostarsi in centri di accoglienza ordinari dove non potranno più lavorare né seguire corsi, ci sembra la
peggior decisione possibile. Vogliamo integrazione e non prigioni.
-La reintroduzione del permesso di soggiorno per motivi umanitari (o protezione umanitaria): fino al DDL
del 4/10/2018, anche detto DDL Salvini, durava 2 anni e dava accesso a lavoro, edilizia popolare e
prestazioni sociali. Ora è stato sostituito da una serie di permessi speciali, difficilmente erogabili (in particolare ci preoccupiamo per le persone LGBT perseguitate, che sicuramente non rientrano più tra
questi!). Oltre a ciò, tutt* coloro che non riusciranno ad ottenere proroghe e sono attualmente in Italia, si
troveranno senza più servizi e in strada.
Desideriamo quindi che le istituzioni gradualmente si esprimano a riguardo, in modo tale da trovare
soluzioni che non vadano ad inficiare il diritto sancito dall’articolo 26 della Convenzione di Ginevra (“Diritto
di libero passaggio”).

Istruzione e scuole

Al grido di “qualcuno pensi ai bambini” molto spesso si è totalmente andati contro quello che dovrebbe
essere il loro interesse, anche a livello di istruzione. Viviamo in un periodo in cui il rischio di revisionismo
storico e di oscurantismo nei confronti di qualsiasi piccolo passo in avanti è diventato fortissimo: noi non ci
stiamo. Vogliamo scuole aperte e inclusive, che combattano qualsiasi tipo di cultura fascistoide, favorendo
invece corsi di educazione sentimentale e sessuale comprensiva anche di tutte le minoranze e identità.
Crediamo che le generazioni future meritino di sapere come proteggersi, con programmi che comprendano
anche le MST, l’HIV, l’HPV e i metodi di trasmissione, oltre a ovviamente un’educazione transfemminista
tale da integrare le differenze come un valore aggiunto e non qualcosa per cui probabilmente si sarà vittime
di bullismo. Siamo inoltre totalmente convint* che anche gli insegnanti abbiano bisogno di strumenti, dati
da corsi di aggiornamento specifici, per affrontare al meglio il lavoro che li aspetta.
Apprezziamo gli sforzi a livello regionale per promulgare e portare avanti progetti contro il cyber bullismo
nelle scuole, di cui sono vittime soprattutto le minoranze, ma ci auguriamo che si riesca ad integrarli in
un’ottica quanto più possibile intersezionale, avendo a che fare con una serie di problematiche ampie e che
non si possono ridurre a una stigmatizzazione del mondo digitale.

Diritti delle donne

Oggettivamente il periodo è tragico per quel che riguarda le conquiste che il femminismo e le donne
avevano ottenuto: figure strettamente legate a estremismi cattolici e affini, hanno raggiunto delle posizioni
di potere e dall’aborto al puro diritto di divorzio, tutto sembra poter essere messo in discussione. Dall’altro
lato, movimenti come Non Una di Meno stanno offrendo una strenua resistenza contro questi rigurgiti
patriarcali.
Ci sentiamo quindi di unirci sentitamente alle battaglie, denunciando in aggiunta come le problematiche di
cui andremo a parlare siano riscontrabili sia localmente che a livello nazionale. Novara, in particolare, ha il
triste primato di una quasi totale obiezione di coscienza all’interno delle sue strutture sanitarie da parte del
personale addetto. Non possiamo accettare una cosa simile, chiediamo dunque:

  • la parziale modifica della legge 194/78 al fine di limitare il più possibile l’obiezione di coscienza.
    Ovviamente, respingiamo qualsiasi idea di cancellamento di questo inalienabile diritto.
  • i consultori devono essere ancor più liberi, gratuiti e in grado di affrontare situazioni riguardanti le identità
    di genere non binarie e orientamenti sessuali omobisessuali, anche tramite una formazione specifica che
    deve essere garantita dalle istituzioni.
  • il totale respingimento del DDL Pillon, decreto che riporterebbe indietro l’Italia di decenni, arrivando a
    minacciare anche il Divorzio. Ricordiamo che buona parte della violenza sulle donne e sui minori avviene
    spesso all’interno del nucleo famigliare primario e che quindi tutte le norme all’interno del suddetto
    decreto non farebbero che causare dolore e problematiche che andrebbero a incrementare un dato già
    spaventoso.
  • leggi specifiche sul femminicidio non possono e non devono più aspettare. In Italia, nei primi mesi di
    quest’anno, è morta una donna ogni 72 ore per il semplice motivo di voler essere considerata un essere umano e non un oggetto gestito dal padre/marito/compagno padrone. Oltre a ciò devono, e qui lo
    ribadiamo, partire corsi seri sull’educazione alle differenze e al rispetto. Sarà un percorso lungo riuscire a scardinare gli stereotipi patriarcali insiti da decenni, ma siamo sicur* che con più collaborazione la cosa sia possibile.
  • la totale condanna di tutto quel tipo di cultura patriarcale causa di stupri e violenze di genere, compresa la visione delle donne (tanto amata da alcune frange politiche) come semplice strumento di riproduzione. L’importanza della scuola anche in questo è per noi fondamentale. Vogliamo donne autodeterminate e
    rispettate nella loro interezza.

Conclusione

Pur non venendo citate, in conclusione ci teniamo a ricordare il nostro completo e spassionato appoggio a
quelle che sono le principali battaglie a livello legale e politico portate avanti dal movimento LGBTQIA+
nella sua interezza: dal Matrimonio Egualitario alla Legge contro l’OmoBiTransfobia (ferma da secoli in
Parlamento, ma promulgata da diverse regioni) passando per l’adozione (per tutt, single compres) e il
diritto a veder riconosciuto il proprio nucleo famigliare. “50 anni di ‘69” è per noi un grido e una promessa,
di continuare a lottare unit* pur nelle nostre differenze e di non aver alcuna paura di confrontarci sia con
chi marcia al nostro fianco (in maniera costruttiva) sia con chi non ci ritiene degn* nemmeno di esistere
(con la forza di un’Onda o di un ben più violento Uragano). Restiamo quindi insieme questo 14 settembre e
tutti i giorni che verranno, ovunque per far capire al mondo, e a Novara, che il tempo del cambiamento è
arrivato e che saremo parte della forza che lo porterà.